Prefazione

Raffaele Montesano apre la sua raccolta di racconti con una domanda, un quesito per i lettori: «Che cosa ti aspetti da me?», cosa aspettarsi da un giovane autore di racconti? Molti potrebbero essere spinti a rispondere che da un autore di racconti ci si aspetta un intrattenimento piacevole, una diversione dall’ordinario narrare multimediale che caratterizza la comunicazione del ventunesimo secolo. Altri potrebbero rispondere che da un autore di racconti sia lecito aspettarsi voli pindarici di fantasia e piacevolezze espositive tali da far invidia agli aedi e ai rapsodi. C’è chi, inoltre, potrebbe avanzare la sola pretesa di potersi dire felice, almeno per il tempo che l’autore ha concesso al suo racconto. Da Raffaele Montesano possiamo attenderci questo e molto altro.
Il cratere Dostoevskij è sì una raccolta di racconti, ma è innanzitutto un’ode dedicata all’amore che l’Autore nutre per la letteratura, un amore maturo, mai dimentico delle ebbrezze iniziali, ma non privo delle asperità e delle amarezze che un sentimento tale può comportare. La Letteratura, quella alta, è l’oggetto amoroso dell’Autore e non vi è modo più intimo e autentico di manifestarlo se non tramite la narrazione, arte che Montesano padroneggia e tramite la quale ci racconta, attraverso gli occhi dei suoi personaggi, che spesso la chiave per la felicità risiede nelle cicatrici che ci portiamo addosso, nei segni di un’infelicità passata, compresa. Tali segni possono essere piccoli, quasi invisibili, oppure delle dimensioni di un cratere. Come avrete presto modo di appurare, questa è una raccolta di racconti che mettono la corporeità al centro della scena, un corpo, variamente inteso, che può divenire sede di un’individualità presente a sé, o via di fuga attraverso la metamorfosi; un corpo che denuncia «con vibrazione e disperazione».
Sul fondo del cratere Dostoevskij è possibile scorgere, quindi, racconti che si richiamano l’un l’altro, accompagnati da un ritmo stilistico sapientemente calcolato, attento alle asimmetrie dell’umano che si perde nei meandri di un’esistenza apparentemente insignificante, se considerata isolatamente.
Montesano narra dell’uomo, degli sforzi immaginativi di cui è capace, e lo fa con estrema fiducia, spesso guardando alla bellezza e all’importanza di luoghi incantati come le Biblioteche, creature animate e baluardo di vita che, sole, possono dare senso a quell’accumulazione di informazioni che chiamiamo Conoscenza. Sono tanti i nomi illustri che, come echi lontani, uniscono la propria voce a quella dell’Autore e che fanno de Il cratere Dostoevskij una polifonia da leggere tutta d’un fiato.

Il Curatore

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ISBN 978-88-944492-3-5

Raffaele Montesano Lekton Edizioni

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Il cratere Dostoevskij

Quando invece tutto andava liscio, la storia arrivava davvero, le mani iniziavano a muoversi come fossero animate da una scintilla diversa da quella che proveniva dal cervello. Aveva […] la fantasia nei polsi.

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Descrizione

Il cratere Dostoevskij è una raccolta di racconti, un’ode dedicata all’amore che l’Autore nutre per la letteratura, quella alta. Non vi è modo più autentico di manifestare tale amore se non tramite la narrazione, arte che Montesano padroneggia.
Questi racconti mettono la corporeità al centro della scena, un corpo, variamente inteso, che può divenire sede di un’individualità presente a sé, o via di fuga attraverso la metamorfosi; un corpo che denuncia «con vibrazione e disperazione». Sul fondo del cratere Dostoevskij è possibile scorgere, quindi, racconti che si richiamano l’un l’altro, accompagnati da un ritmo stilistico sapientemente calcolato, attento alle asimmetrie dell’umano che si perde nei meandri di un’esistenza apparentemente insignificante, se considerata isolatamente.

Informazioni aggiuntive

Data di pubblicazione

2020

ISBN

978-88-944492-3-5

Pagine

164

Autore Raffaele Montesano
Sottotitolo
Introduzione
Pagine 164
Pubblicazione 2020
ISBN 978-88-944492-3-5
Collana Narrativa, Rapsodie Frattali

Informazioni su Raffaele Montesano

Raffaele Montesano (1987) nasce e cresce tra i monti lucani. Si laurea in Lettere moderne all’Università della Basilicata, perfeziona poi gli studi specializzandosi prima in Scienze storiche e poi in Scienze dello spettacolo presso l’Università di Bari. Ha pubblicato il saggio “E nemmeno un rimpianto”. Dall’Antologia di Spoon River a Non al denaro né all’amore né al cielo (Segno, 2012) in collaborazione con la Fondazione Fabrizio De André; i romanzi Le guerre dei poveri e Certi capivano il jazz (Annulli Editori, 2015 e 2017); la racconta di poesie Va tutto bene (Les Flaneurs, 2018).

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